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Giornata del dialetto e delle lingue locali!

Nell’epoca della globalizzazione, dove le comunicazioni avvengono quasi esclusivamente in rete, segno di un progresso inarrestabile  ma che ci ha tolto molto del piacere di comunicare guardandosi negli occhi, parlare del dialetto può sembrare anacronistico. Non è così. Il dialetto fa parte del bagaglio culturale che ognuno di noi porta sulle spalle ed è l’inevitabile segno che ci fa dire che apparteniamo ad un certo luogo e ad un certo tempo ; che ci identifica e ci colloca nel posto preciso della nostra storia personale. Il dialetto rappresenta la nostra etichetta, le nostre radici, la nostra carta d’identità. Il dialetto - inteso come lingua - è il mezzo che identifica tutto: i soprannomi, i rioni, le località. Il dialetto dà nuova forma alle parole, riesce a rendere l’idea prima ancora di ridurla in termini precisi, a volte armonizza e a volte indurisce. Il dialetto è l’espressione di un popolo :  è come una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e ce li restituisce con profilo e identità precisi, ma soprattutto con un’anima.

Conoscere  il dialetto,  e tramandarlo alle generazioni future , significa amare noi stessi ; significa essere possessori di una grande eredità: l’eredità della nostra storia. L’importanza del dialetto sta nel fatto che è vicinissimo alla vita quotidiana e verace della gente,  e rappresenta una diversità di radici, di culture, di esperienze umane che non può e non deve andare perduta. E’ fondamentale  conoscere l’idioma nazionale come strumento di comunicazione, ma la diversità socio-culturale fra le diverse comunità italiane è una ricchezza che va preservata , valorizzata e divulgata. E’ assodato che il dialetto possegga una forza espressiva e descrittiva genuina, che scaturisce dal suo verismo. E’ lo strumento che meglio esprime sentimenti, valori, culture e  speranze, con cui si possono ripercorrere facilmente i sentieri della memoria.

“Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”, scriveva Pier Paolo Pasolini, che vedeva nel dialetto l’ultima sopravvivenza di ciò che ancora è puro e incontaminato.  A cinquant’ anni di distanza , il mondo contadino è praticamente scomparso, ma il dialetto è ancora la spia della consapevolezza della propria storia, del proprio essere e del proprio mondo. Occorre, pertanto, recuperare questo patrimonio linguistico in vernacolo in tutta la sua ricchezza, varietà, bellezza e significato. Salvaguardarlo e tramandarlo affinché non vada inesorabilmente perso .

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Mercoledì, 13 January, 2016 - 19:15