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Cenni Storici

Storicamente il nome di UTRI compare per la prima volta nel 1010, nella donazione che Transarico di Manfredo di Rieti fece al Monastero di Farfa (“Insuper concedo meam portionem … et in Utri …”).

Negli Statuti di Rieti è detto RIGODUTRI. Il nome deriverebbe dal fatto che il colle su cui sorge il paese è solcato di qua e di là da due ruscelli (Rivus utrinque o Rigatus utrinque). Altri ritengono che il nome derivi da Velumbri, come erano chiamati gli antichi Umbri che abitavano l’agro reatino (Velumbria era l’antica Umbria). Se tale ipotesi fosse vera, Rivodutri sarebbe un paese di origine antichissima. Alcuni storici ritengono il paese una delle colonie fondate da ENOTRIO, figlio dell’ultimo re d’Arcadia, quando costui si stabilì in Italia. Un’altra supposizione è quella secondo la quale il villaggio si chiamasse “Rivo”, dai due fossi, per cambiarlo in Rivodutri in seguito all’unione di un altro paese “Utri”, in territorio di Cantalice, i cui abitanti abbandonarono perché stanchi di continui ladroneggi. Più tardi si unirono gli abitanti di Cocoione  e Rocchette. Un recente studio realizzato dal Prof. Valerio Leoni, Presidente dell’Associazione Storica per la Sabina, ha proposto una nuova ipotesi sulle origini di Rivodutri. Nell’esaminare l’ambiente in cui si sarebbero potuti installare i primi insediamenti umani, l’attenzione è stata focalizzata sulle variazioni del livello delle acque dell’antico Lago Velino.

Secondo il Prof. Leoni nel periodo protostorico-italico si verificò una risalita delle acque dell’antico Lago Velino e l’arrivo sul luogo di una popolazione di origine greca che, unendosi a gruppi di aborigeni, colonizzò l’attuale sito di Rivodutri. Successivamente alla bonifica romana, effettuata sotto il consolato di M. Curio Dentato, con il ridursi del livello delle acque si ebbe una discesa a valle degli abitanti del primo insediamento, attivando un sito denominato “Sette Acque” (citato anche da Cicerone) e che viene identificato a valle di Rivodutri con numerosi reperti archeologici di epoca romana. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente venne trascurata la manutenzione delle opere della bonifica romana, causando una risalita delle acque che tra il 600 e l’800 d.C. devono aver raggiunto i 400 m s.l.m. Ne seguì l’abbandono della struttura romana e la risalita della popolazione nell’attuale abitato di Rivodutri.

Precedentemente al 1300 non si hanno testimonianze concrete su Rivodutri, tranne una breve citazione che si riferisce ad un’antica tradizione, secondo la quale un rappresentante di ogni paese, il giorno dell’Ascensione, si recava a Rieti per portare un cero. Nell’elenco dei paesi partecipanti figurava anche il nome di Rivodutri. Dal XIV secolo in avanti la comunità di Rivodutri partecipò alle vicende del Comune di Rieti, nell’alternanza tra dominazione pontificia,  Regno di Napoli e autonomia cittadina.

Anche se il Castrum Rigodutri contava poche decine di famiglie, la sua posizione elevata favoriva il controllo dell’intera piana reatina e dominava il percorso privilegiato dei traffici commerciali che dalla Toscana e dai centri umbri si spingevano fino alle compagne romane in direzione Sud.

Nei momenti  di pace Rivodutri si distingueva come comunità votata all’agricoltura e alla pastorizia. Un’altra attività di non secondaria importanza era la pesca, sia in prossimità del Lacus Lungus e del Lacus Reatinus, sia lungo il corso d’acqua di Santa Susanna.

Consistenti notizie sulla storia di Rivodutri cominciano a partire dal 1375, anno in cui scoppia in Rieti una violenta ribellione contro i Riformatori, inviati dai papi avignonesi a reggere la città e i territori dello Stato della Chiesa e dimostratisi estremamente tirannici e rapaci ai danni dei popoli soggetti. In Rieti era riformatore Messer Pietruccio da Chiavano che,colto di sorpresa dal moto insurrezionale, è costretto a fuga precipitosa. La maggioranza dei guelfi, di tendenze conservatrici e fedeli alla Chiesa, era incline a non spingere la ribellione a conseguenze estreme. Comunque alcuni guelfi reatini, che avrebbero dovuto lottare ancora contro il Papa avignonese per difendere gli antichi privilegi, di larghissime autonomie politiche e a amministrative concessi a Rieti da Papa Innocenzo III furono cacciati dalla città. Essi allora,con la complicità di Ludovico e Cola di Domenico di Martino, di Cola di Iacobetto e di Cola  di Sagio, caporioni dei rivoltosi nel castello di Rivodutri , vi suscitarono un moto ostile al comune di Rieti e vi si rifugiarono ed arroccarono, facendone base di operazione contro i reatini, alleandosi con gli abitanti di Cantalice, Lisciano, Lugnano, Santa Rufina e Cittaducale. In seguito, i fautori di una politica più energetica nei confronti delle esigenze della Chiesa, rivolte a ridurre le autonomie politiche e amministrative del Comune, andarono ad ingrossare a Rivodutri le fila di quelli che già vi si trovavano, e la guerre contro Rieti, sempre con l’aiuto dei “regnicoli”, riprese con maggior violenza. 

Il Comune per difendersi,è costretto ad assoldare mercenari italiani ed ungheresi che, assieme ad un piccolo esercito cittadino, iniziano l’assedio del castello di Rivodutri e operazioni militari miranti a rintuzzare le offese dei “regnicoli”. Nel frattempo Papa Gregorio XI, convinto ormai della buona fede e della lealtà dei reatini, incarica Messer Andrea Capocci da Viterbo, di iniziare e condurre avanti le trattative per metter fine alle lotte faziose interne di Rieti e  di ricondurre Rivodutri all’obbedienza. Il conseguimento della pace (4 giugno 1377) isola i fuoriusciti reatini e i ribelli locali assediati in Rivodutri e facilita, da un lato, le trattative coi primi che, previo giuramento di fedeltà al reggimento comunale della città, sono riammessi a Rieti, ad eccezione di diciannove di loro, per i quali il bando viene confermato “sine die”, e dall’altro portano alla resa del castello di Rivodutri. Nel luglio 1398, l’esercito dei Vicerè degli Abruzzi invase il territorio nord–occidentale del contado e del distretto di Rieti, portandovi la desolazione. Il castello di Apoleggia fu messo al sacco e danni subirono le campagne di Rivodutri, Rocchetta, Cocoione e Poggio Bustone.

Dopo questi eventi, la vita nel Castello di Rivodutri trascorse in relativa quiete, anche se i più aggressivi abitanti del castello, spinti dalla povertà e seguendo l’esempio dei terrazzani di Morro Reatino, Labro e Poggio Bustone, si diedero di frequente al brigantaggio da strada, assalendo comitive e carovane di mercanti, di mandriani e di pastori, depredandoli. Nonostante l’ambiguità delle fonti storiche, il Castello di Rivodutri diede un qualche appoggio ai ribelli Alfani e , almeno in parte, manifestò qualche simpatia per i rivoltosi durante l’effimera ribellione dei Castelli della capitaneria della Valle Canèra. Ciò spiegherebbe l’azione energica del Cardinale legato Giovanni Vitelleschi, risoluto e durissimo uomo di guerra e di azione più che di chiesa. Nell’autunno 1438 i suoi uomini occuparono il Castello di Rivodutri e fu imposto ai magistrati comunali di deliberare la distruzione del castello stesso e la cacciata di tutti i suoi abitanti. Assai riluttanti e di malavoglia, i cittadini si piegarono alla volontà del porporato e stipendiarono i muratori che demolirono le fortificazioni e parecchie case di Rivodutri. Ma più tardi, quando i poteri del legato diminuirono,il consiglio generale del Comune di Rieti, in data 4 agosto 1440,deliberò la ricostruzione di Rivodutri. Dopo la riedificazione, se si eccettuano la costruzione di torrioni nella parte a monte della cinta muraria,non si verificarono avvenimenti di rilievo nella vita del castello. La storia degli anni a venire è storia della vita quotidiana di un centro che si lamenta per la pressione fiscale imposta dal governo pontificio, che reclama la nomina di un suo vicario, che si dedica alle attività agricole e che fornisce aiuti militari al Comune di Rieti. Per anni si verificarono liti e controversie tra gli abitanti di Rivodutri e Cocoione. Il Papa Urbano VIII nel 1628 sancì la fusione delle due popolazioni in un’unica comunità.

Il 4 novembre 1860 si tenne il Plebiscito per l’annessione al Regno Sabaudo e il successivo passaggio dei poteri dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia fu alquanto vivace. Anche  Rivodutri può vantare un garibaldino che partecipò alla “Spedizione dei Mille”:Emidio Pagnotti, originario del Nord e rivodutrano di adozione, che combatté con Garibaldi a Mentana.  Conseguita l’Unità d’Italia , il Comune di Rivodutri elesse il primo sindaco, Giuseppe Zelli, che rimase in carica dal 1861 al 1864. Dopo l’alternarsi di suddette vicende il paese attraversò un periodo di calma  e stabilità, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale anch’esso subì l’occupazione tedesca (1944). A seguire il 1 gennaio 1949, un terremoto, con epicentro proprio a Rivodutri, ha contribuito a cambiare sensibilmente l’antico volto del comune comportando la distruzione di molti edifici ed incrementando notevolmente il fenomeno migratorio della popolazione verso le città, soprattutto Roma.

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