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Lo ZANNO

LO ZANNO

“Lu Zannu” è la maschera tipica rivodutrana. Il suo nome deriva, probabilmente da una delle principali maschere della Commedia dell’arte “Zanni”, che è la forma dialettale lombardo-veneta del nome Giovanni.

Gli Zanni sono antichissime maschere presenti con aspetti, caratteristiche e funzioni diverse, nel folklore italico. Lo Zanno di Rivodutri sembra uno dei più antichi e conservativi rispetto ad altre manifestazioni più recenti della stessa maschera, che hanno inglobato coreografie più studiate, testi corali e altri elementi propri dello spettacolo popolare, fino al grande successo dello zanno nella Commedia dell’Arte. L’aspetto della maschera è quello che descrisse Rodolfo Micacchi nel 1899, in un suo studio pubblicato su “Vita Sabina”: camiciotto bianco con una trina stretta al collo, cinturone di cuoio guarnito di catene e campanelle, pantaloni larghi e bianchi; per copricapo un altissimo cono, una maschera di foggia antica con portavoce, riccioli bianchi e nastri colorati.

Con una grossa ramazza gli zanni irrompevano in paese, spazzavano la strada davanti ai passanti e chiedevano un compenso.  Questa maschera è legata ad una vicenda curiosa. Nel XVII secolo sembra che una compagnia di zanni provenienti da Rivodutri abbia terrorizzato gli abitanti del castello montano di Cocoione ( i cui ruderi si possono ancora oggi vedere risalendo fin sopra Cepparo ), rinomati per la scarsa intelligenza e la pavidità, facendo irruzione nel castello con grida terrificanti e spari di mortaretti. Gli abitanti di Cocoione, a seguito di ciò, scesero a valle e si rifugiarono in paese, chiedendo ospitalità in cambio della concessione dei rigogliosi pascoli montani, proprio  quello che i rivodutrani volevano. Il racconto di questi fatti era vivo, fino a qualche anno fa, nella tradizione popolare dei borghi della zona.

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