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La Montagna

Il territorio montano di Rivodutri  presenta un ambiente  che nel complesso ecologico e culturale pochi comuni della provincia di Rieti possono vantare. Si tratta di un territorio che  ben si presta alle attività escursionistiche , tanto per  esperti (soprattutto nei mesi invernali con le belle possibilità offerte dallo sci-alpinismo in quota), quanto per il semplice amante della natura, che trova tra queste montagne zone ancora incontaminate e ricche di antica cultura e vastità ecologica.

Le possibilità del trekking sono innumerevoli, tra i vari percorsi di grande interesse  e degno di nota è l’ escursione che, partendo dall'antica mola dei Perazzi - primo tornante della strada che congiunge Rivodutri a Cepparo -, risalendo il Fosso del Trifoglio fin quasi alle prese dell' Acquarozzo , e deviando  poi verso i Prati di San Francesco, giunge  alle Rovine del Castello di Cocojone. E’ un itinerario molto interessante perché ripercorre la parte iniziale dell'antica strada di collegamento tra Rivodutri e Leonessa (ovvero tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie), toccando anche le rovine di due antichi mulini, che fino a cinquanta, sessanta anni fa erano ancora il centro economico della nostra comunità. Si risalgono le opere di contenimento del Fosso del Trifoglio, comunemente chiamate “briglie” e anche queste, nell'immediato dopo guerra, occasione di lavoro e di sostentamento di tante famiglie rivodutrane. Ancora, si costeggia la pineta sottostante Cepparo e quella antistante la presa dell' Acquarozzo, esempio delle opere di rimboschimento realizzate  durante il Fascismo. Si risale il costone sottostante le fortificazioni di Cocojone e della Rocchetta, che hanno segnato per tanti anni la storia di conflitti e guerriglie tra le comunità di Rivodutri e Poggio Bustone. Si passa lungo alcuni tratti del Cammino di Francesco, meta ambita di fedeli del Santo Umbro, profondamente legato alla Valle Santa. Si arriva alla Rocca di Cocojone ancora ben visibile e, infine, ai prati di San Francesco.

Un' importante testimone del passato è ancora oggi la caratteristica toponomastica, e così toponimi quali “fosso dell’Orso”,  “fosso del gatto” oppure ancora “ara lupara” ricordano i lontani tempi in cui questi monti vivevano di grande ricchezza faunistica, popolati da specie (l’orso, il gatto selvatico [qualcuno , arditamente, ha ipotizzato la Lince!!], il lupo) oggi ormai scomparse.

Ciononostante molto ancora si conserva ed i monti a ridosso del paese di Rivodutri sono a tutt’oggi una delle aree più ricche di biodiversità dell'intera provincia reatina. Così, per esempio, tra la fauna principale, il capriolo ha riconquistato da solo gran parte del territorio montano e pedemontano,  lo scoiattolo nero (ormai rarissimo in tutta Italia) trova ancora  tra gli abeti, le querce ed i faggi il suo habitat ideale; così come la volpe qui ha trovato rifugio dalle epidemie che nel resto d’Italia ne hanno decimato la popolazione; e rifugio vi ha trovato anche  la martora, rarissima ormai e simbolo di natura ancora pura ed incontaminata; il cinghiale , inutile dirlo, è presenza stabile e a volte ingombrante, ma il vero re di questi monti è il Lupo che , per anni cacciato e braccato anche  illegalmente, li frequenta e spesso li abita, seppur non stabilmente.

Gli aspri balzi rocciosi delle “Ripe del Bobbo”,  delle “Ripe della Zitella” e delle “Ripe delle Penne” fanno da cornice all'altopiano dei Prati di San Francesco e raccontano nel nome le antiche leggende di un popolo di montanari che ben conosceva i propri luoghi e si difendeva dalle asperità della natura mistificandola. Luoghi impervi e  di grande pregio naturalistico perché casa ospitale per molti uccelli rapaci, tra cui la Poiana, il Gheppio e sporadicamente l'Aquila Reale, che spesso anche dal paese di Rivodutri si possono osservare nel loro meraviglioso, maestoso  e attento volteggiare.

E ricca è pure la biodiversità forestale, benché il bosco sia in gran parte ceduo, così annoverandosi tutte le specie forestali tipiche della  macchia mediterranea. La natura  è così una bella cornice che si impreziosisce di quelle leggende, quei racconti, quelle tradizioni e quelle storie di vita delle genti che per secoli con la montagna hanno vissuto e convissuto.

Storie della tradizione orale, tramandate  come tali e quindi probabilmente senza una versione unica e  destinate inevitabilmente al dimenticatoio.
Tuttavia , anche qui, nel ricordo soccorre la toponomastica . E allora, per esempio, la storia de “Lu Bobbo”  narrava di una presenza mitica, un mostro o  un gigante  che dimorava sugli scogli immediatamente sovrastanti Rivodutri (poco a monte della località nota come Le Pianelle), luogo che sulle carte topografiche è oggi indicato “Scogli del Bobbo”.

Le rare balze rocciose  attorno Rivodutri, tutte lungo l'antica strada per Leonessa che seguiva il corso del fosso del Trifoglio, hanno da sempre stimolato la curiosità degli antichi. Per esempio alla base della grande parete che sovrasta la frazione di Le Ettie sono presenti inscrizioni in latino, oggi di difficile leggibilità.

Ancora, l'antica chiesa della Madonna della Valle era stata costruita addossando la struttura ad una parete rocciosa sempre lungo il corso del fosso (e anche lì sono presenti inscrizioni in latino). Ricorrente, pure, era la leggenda  dei Morti: due mercanti di stoffe di Leonessa che  tornavano da Rieti al loro paese, passando  per Rivodutri.  Nonostante i due avventori si fossero attardati  e fosse sopraggiunta la notte decisero comunque  di proseguire il cammino, verso il Passo La Fara (crocevia delle antiche strade di collegamento tra Rivodutri e Leonessa.) La leggenda vuole che , colti dal maltempo, di loro si perse ogni traccia, fuorchè le scarpe, che vennero ritrovate nella località oggi nota come "i morti" (sulle cartine IGM “Ara Lupara”). E per lungo tempo si consolidò la tradizione per cui il viandante gettava un sasso proprio in quel luogo, in ricordo ed in rispetto dei due sventurati mercanti.

Orbene, la leggenda trova una sorta di fondamento storico nelle cronache che tramandano come  i torrenti e le vallate impervie lungo i crocevia tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie erano  infestati da bande di fuorilegge e briganti; tant'è che qui gli antichi si prodigarono in fortificazioni e piccole basi di controllo. Anche  in questo caso la toponomastica ce lo ricorda nei nomi di località quali I Castiglioni, La Rocchetta, La Doganella, Passo La Fara; rendendo  merito e “giustizia” a storie antiche di lotte e vere battaglie quotidiane lungo torrenti, vallate, e creste di un aspro ed impervio confine montano tra Regni,  di cui ormai null'altro resiste se non qualche nome su di una carta geografica e qualche “sbiadita” leggenda nella memoria collettiva. 

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